1. Alcune riflessioni sulla cultura dell'istituto
Le famiglie che iscrivono i propri figli al Gadda
non dovrebbero valutare lo studio solo come possibile fonte di futura
ricchezza, ma come fondamento di crescita interiore e di dignità
umana.
La famiglia e l’ambiente nei quali l'adolescente vive
appartengono ad una determinata cultura che comprende tradizioni,
costumi, abitudini, atteggiamenti, modelli di valutazione, conoscenze,
pertanto è in rapporto con tali fattori che l'adolescente sviluppa la
propria peculiare personalità, inconfondibile rispetto alle altre.
L'inserimento
nel nuovo ambiente, l'instaurarsi di nuovi contatti umani, la necessità
di utilizzare nuovi mezzi e strumenti determinano la trasformazione del
modo di pensare, di parlare e di agire.
L'adolescente che arriva per la prima volta al Gadda entra in contatto
con una nuova cultura con la quale, non senza difficoltà, deve imparare
a confrontarsi.
Oggi
l’ideale educativo è riferito ad un soggetto capace di conoscere e
valutare realtà complesse, di orientarsi in un mondo di valori
concorrenziali, disponibile ad apprezzare anche ciò che è nuovo e
diverso, senza sminuire la propria identità e la propria cultura. Al
Gadda si cerca di educare i ragazzi verso una dimensione locale,
nazionale ed europea, mentre si prende atto del loro patrimonio
culturale nell’intento di promuovere una comprensione reciproca volta
al riconoscimento ed all’accettazione delle differenze. Il Gadda non è
un’istituzione isolata dal resto della società, opera a contatto
costante con l’ambiente extrascolastico e collabora con agenzie
educative riconducibili ad altri ambiti della società, in rapporto di
reciproco influsso che non è concorrenziale.
Per questo il Gadda
non oppone barriere al mondo esterno, ma cerca di fare da filtro, nel
rispetto della propria specificità, per permettere al discente di
conoscere ed interpretare la realtà in autonomia, con metodo
sistematico e non dispersivo senza oscillare tra una moda e l’altra.
L’educazione dell'adolescente non passa esclusivamente attraverso la
scuola, ma necessita della costante collaborazione della famiglia.
La nostra scuola, come ogni altra scuola, si incarna negli individui
attraverso i ruoli, intesi come “un’aspettativa di comportamento
associata alla posizione che si occupa nell’ambito di una determinata
struttura”.
Il processo può essere, almeno in parte, visto come un progressivo
avvicinamento tra il comportamento reale e quello ideale; a ciò
contribuisce anche il meccanismo di controllo sociale (famiglia,
gruppi, Istituzioni) che, attraverso la sanzione dei comportamenti e
degli atteggiamenti negativi e meccanismi di gratificazione per quelli
positivi, ottiene, in tempi più o meno lunghi, l’inserimento organico
dell’individuo nella società.
Pensiamo ad un ipotetico ragazzo. Il ruolo ideale del ragazzo–studente
è fatto di attenzione costante durante le lezioni, di studio durante le
ore pomeridiane, di curiosità ed interesse per approfondire gli
argomenti, di capacità di stare con gli altri studenti e di collaborare
con i docenti. A volte il ruolo "reale" che il ragazzo riuscirà ad
avere sarà sufficientemente vicino a quello "ideale", altre volte se ne
discosterà notevolmente.
Le interrogazioni, le verifiche scritte, i voti, la valutazione
quadrimestrale e di fine anno, i colloqui tra docenti e genitori
rappresentano il sistema di controllo messo in atto dall’istituzione
scolastica per verificare la sua capacità di studente. Possiamo però
pensare che i suoi amici si aspettino da lui, come ragazzo–amico, un
comportamento diverso: lo vorrebbero meno diligente nei confronti dei
suoi impegni scolastici e più interessato alle loro richieste di
evasione e di svago.
Contemporaneamente i genitori vorrebbero che il ragazzo–figlio li
aiutasse in alcuni impegni familiari, riducendo i tempi dello svago e
razionalizzando quelli dello studio.
Immaginiamo ora un ipotetico docente. Ai docenti in Italia è
riconosciuta libertà di insegnamento. Tale libertà è connessa con
livelli elevati di responsabilità e di competenza, sostenuta in forma
collegiale nella programmazione dell’attività didattica ad opera del
Consiglio di Classe, del Collegio Docenti e del Consiglio d’Istituto.
Il ruolo ideale del docente è fatto di sapere (competenza:
disciplinare, psicopedagogica, tecnologica, sociale; conoscenza della
normativa,) e di saper insegnare (competenza: didattica, metodologica,
docimologica, nell’uso degli strumenti, nella gestione del tempo, nella
gestione di gruppi.). Anche nel caso del docente il ruolo "reale" che
egli ricoprirà potrà essere sufficientemente vicino a quello "ideale",
altre volte se ne discosterà anche notevolmente. Il confronto con i
colleghi, il dialogo con gli studenti, il colloquio con i genitori, i
rilievi del dirigente scolastico, l’ispezione ministeriale,
rappresentano il sistema di controllo messo in atto dall’istituzione
scolastica per verificare la sua capacità di docente.
Il dirigente esige che il docente-cattedra distribuisca equamente
la propria attenzione tra tutte le classi che gli ha assegnato
ottemperando soprattutto ai suoi doveri di puntualità, sorveglianza,
osservanza delle regole e delle circolari, documentazione del proprio
lavoro e rispetto delle esigenze organizzative dell’istituto.
Contemporaneamente i genitori ambiscono che il docente-del-figlio sia
soprattutto un educatore comprensivo attento ai bisogni non solo
conoscitivi del figlio, ma anche formativi e che, nel contempo, sia
anche un professionista rigoroso, corretto, ligio al programma e che
premi con voti adeguatamente alti gli sforzi del figlio.
I suoi studenti si aspettano dal docente-prof. un comportamento
comprensivo, indulgente, mite, accomodante, poco preoccupato dalla
necessità di finire il programma, poco esigente nella richiesta di
prestazioni, “largo di voti”, ma anche competente, professionale,
comunicativo ed equo.
Possiamo dire che sia il docente che il ragazzo si trovino ad
assumere nella realtà numerosi ruoli e che questi non sempre risultino
compatibili tra loro.
Affinché si possano raggiungere i migliori risultati non solo
conoscitivi, ma soprattutto nella crescita globale dell'adolescente
come persona, è evidente la necessità che tutti gli attori si impegnino
in una assoluta collaborazione basata sulla condivisione degli
obiettivi e delle strade da percorrere insieme per perseguirli, in un
contesto di massima fiducia facendo cadere la logica della
contrapposizione dei ruoli, spesso conflittuale, sempre deleteria e
sterile.